C'è un tipo di sofferenza che si può evitare! E' quella che ci ca..." /> LA SOFFERENZA INUTILE | Sintetizzando


Psicologia

Published on 20 Luglio, 2017 | by Giovanni De Gregorio

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LA SOFFERENZA INUTILE

C’è un tipo di sofferenza che si può evitare! E’ quella che ci causiamo da soli quando rifiutiamo o neghiamo per troppo tempo quello che ci fa soffrire. Questo rifiuto crea un’ulteriore sofferenza che è senza fine, perché rifiutando la sofferenza si rifiuta la possibilità di imparare da essa. E per non star male…si sta peggio. È questo l’Inferno!

“La sofferenza non si può evitare. È una dimensione naturale della vita e come tale non si può escludere. Se lo fai, crei un’ulteriore sofferenza, ed entri in una spirale senza fine che è un vero e proprio inferno! Dall’inferno non si esce, ma dalla sofferenza sì. L’inferno lo creiamo noi quando automaticamente rifiutiamo la sofferenza, fosse pure con l’intenzione di proteggerci.”
[dal libro “Ed io ti cercai” p.60]

Ma esiste un modo utile per affrontare la sofferenza? 

E’ sorprendente scoprire le analogie che ci sono tra la ferita psicologica e quella fisica. E come dal corpo sia possibile imparare l’arte della guarigione: La guarigione di una ferita è sempre un piccolo miracolo..

In questo articolo cercheremo di guardare al mistero della sofferenza con rispetto, ma senza sconti, cercando più che spiegarcela, di trovare il modo di esprimerla e farla “fruttare”.

“O Dio,
dammi la SERENITÀ di accettare le cose che non posso cambiare, 
il CORAGGIO di cambiare le cose che posso cambiare,
la SAGGEZZA per distinguere le une dalle altre.”
[Reinhold Niebuhr]

 

La sofferenza è come il letame! Fine a se stessa non ha senso e non serve. Ed è inutile dire che è una cosa buona. Anzi, più la giri e la rigiri…e più puzza! Ma come il letame, se la usi come concime, renderà la terra dove poggia più fertile e produttiva.

Ancora: la sofferenza è come l’immondizia! Tutti cercano di sbarazzarsene. A Napoli ne sappiamo qualcosa! Ma c’è qualcuno nel mondo che se la compra (puoi leggere qui) e ne fa tesoro.., la ricicla e la valorizza.

Ehi Gió, ma io non ho ancora capito cosa mi accade quando mi ferisco psicologicamente, e tu già parli di riciclare??

Giusto! Andiamo per gradi. Ferirsi psicologicamente in realtà è un po’ ciò che accade quando ci feriamo fisicamente, quando fuoriesce il sangue. Sappiamo che la ferita dovrà cicatrizzarsi e che suppure provassimo dolore, calore o prurito questo è il segnale che il sistema immunitario si è attivato e che è in atto la guarigione. Sebbene la tentazione sia forte, sappiamo che non dobbiamo grattarci sulla ferita o addirittura toglirci la crosticina, perché altrimenti la ferita non si rigenererà mai, rimanendo sempre aperta e generando ulteriore dolore.

Lo diciamo anche ai bambini: “Non ti grattare! Se ti prude o ti brucia è perché stai guarendo!” Ricordate? Così avviene anche a livello psicologico.

Ma riflettiamo su questa analogia:

FERITA FISICA FERITA PSICOLOGICA

–  C’è una perdita di sangue detta “EMORRAGIA”

– C’è una perdita di qualcosa  o di qualcuno d’importante. C’è una perdita d’energia.
Inizia il processo di guarigione 
– Inizia il processo di “coagulazione” (piastrine) che produce la “crosta” SULLA FERITA. – Inizia il processo di “elaborazione” che porta la propria personalità ferita ad irrigidirsi.
– Si manifestano spiacevoli sensazioni: infiammazioni con rossore, calore, gonfiore, dolore, prurito. – Si manifestano spiacevoli sensazioni: insofferenza, pensiero ossessivo, vuoti allo stomaco, dolore al petto, angoscia, iperattività.
–  Avviene la rigenerazione dei tessuti che per le ferite più profonde lascia la cicatrice.

– Avviene la rigenerazione del senso e del valore attribuito alle cose. Si attenua fino ad eliminarsi il dolore associato alla perdita, anche se il suo ricordo provocherà una certa tonalità emotiva (nostalgia, o gioia) corrispondente ad una cicatrice psicologica.

Insomma, in realtà saremmo attrezzati a rispondere in maniera naturale alle ferite!

Ma sembra che la nostra “umanità” ci porti a tre risposte possibili di fronte alla sofferenza:

  1. Il rifiuto.

  2. La rabbia.

  3. La ricerca.

Le prime due sono una forma di evitamento, perché sia che rifiutarla, che cercare con rabbia di mettersi al di sopra (del tipo: “tanto a me non mi fa niente”), rappresenta una forma di allontanamento dal problema. E questo, come già detto, genera ulteriore sofferenza: la sofferenza inutile.

Ma c’è anche una terza possibilità: quella di iniziare a cercare!

Ehi Gio’ e che vuoi cercare quando sei in quelle condizioni?

Certo! Se la sofferenza ti ha già mangiato, allora c’è poco da cercare, lì forse occorrono solo i farmaci. Ma questo avviene dopo anni e decenni di rifiuto della sofferenza. Se invece il dolore è recente, allora potresti anche lasciarti interrogare..

Interrogare??? E su cosa?

Sul senso delle cose, su ciò che alla fine è davvero importante, su ciò per cui vale davvero la pena vivere. Su quello che può reggere alla tempesta che stai attraversando!

Ma che cos’è che può reggere?? Io in quei momenti, sento solo il bisogno di protezione e di affetto!

Ecco! È proprio questo. Protezione ed affetto fanno parte di una nuova dimensione: quella dello Spirito. E’ questa la via che si apre per mezzo della sofferenza, la terza via possibile di risposta. Una strada che può rendere la sofferenza addirittura utile!

Vediamo pure le differenze tra la sofferenza “utile” e la sofferenza inutile, così da iniziare a riconoscerle e a distinguerle:

SOFFERENZA UTILE SOFFERENZA INUTILE
– E’ naturale – È artificiale. (deriva dalla ribellione e dal rifiuto della sofferenza)
– E’ inevitabile – E’ evitabile
– E’ sopportabile (se indirizzata) – E’ insopportabile (genera altre paure e angoscie)
– E’ temporanea (ha un inizio e una fine: la guarigione) – E’ interminabile
– Tende a rimarginarsi e a guarire –  Non si rimargina mai
– E’ coagulante (spinge a cercare l’aiuto degli altri) – E’ isolante (ti fa fare terra bruciata intorno a te)

 

Attualmente è molto in voga l’idea di allontanare ed eliminare completamente e a qualunque costo la sofferenza ed il dolore, inquadrandoli come qualcosa di nocivo e mortale. Molecole miracolose vengono inventate e propinate ogni giorno a tal fine.

Voglio riportare di seguito un dialogo che spesso il Prof. Tallerini (T.) ci ricordava, tra lui ed Assagioli (A), a proposito della sofferenza.

A.: Credi che bisogna eliminare la sofferenza dalla vita dell’uomo?
T.: Si.
A.: Sbagliato!!!
T.: Perché!???
A.: Perché fa parte dell’essere umano! Non può essere eliminata! L’importante è dargli valore e significato evolutivo. Dargli la possibilità, perché altrimenti implode e regredisce in quella che è la forma DOLORE. Che è solo fisica! Non ci sono dolori psichici!
T.: Quindi è malattia?
A:…e può regredire in malattia, ma non è necessariamente malattia. Può diventare però un’identificazione profonda. C’è gente che nel dolore trova il modo di esistere! Si rappresenta e identifica attraverso il dolore fisico, o attraverso la sofferenza che è l’elaborazione psichica superiore del dolore.

“Giooooo!!!!! Ma perché dobbiamo affrontare tutto questo? A che serve soffrire?!?”

“..in ogni problema esiste anche la sua soluzione.”
“Cosa?”
“È dalla sofferenza che nasce il coraggio, dal dolore che nasce il piacere. È da ogni nostro lato negativo che nasce il suo opposto positivo, come un terreno da cui nasce un fiore: il terreno è la sofferenza, il fiore il suo frutto. Ora, potrebbe mai nascere un fiore, una pianta, o un albero dal nulla?”
[dal libro “Ed io ti cercai” p.61]

La sofferenza resta un mistero! Possiamo solo scegliere di darle una direzione. E la direzione migliore che conosco è quella di usarla per crescere. Se sviluppiamo questa forma mentis, quando ci capiterà un problema che ci fa soffrire, potremo sempre vederlo in chiave evolutiva. Come se al di là del disagio che provo, da qualche parte nel problema, vi sarà sempre un germe di bene pronto ad essere attivato.

Quindi è un errore cercare di trovare una spiegazione al dolore!

È l’errore di chi …per evitare e reprimere il dolore cerca di spiegarselo. Quando la ragione sbatte contro la sofferenza, tocca il suo limite. Se non ti fermi cominci a dare i numeri, ti senti come un verme sconfitto. È allora che senti stringerti il petto, che ti sembra di morire, è allora che vai in tilt! L’idea di non avere il controllo si diffonde come un tarlo nella tua mente. E’ il momento del panico! Da quel punto in poi sai di essere vulnerabile, sai che puoi morire… e non vi è farmaco che tenga. Ma è solo da quel momento in poi che la tua vita può cominciare a cambiare e a scorrere veramente. Da quel momento tutto dipende davvero da te, tu puoi decidere di dar senso e direzione a quella sofferenza, di includerla e non rifiutarla. Magari di chiedere anche aiuto per capire cosa farne, come gestirla, come utilizzarla e perché no, pian piano darle un valore.”
[dal libro “Ed io ti cercai” p.62]

C’è un mondo che si affaccia alla nostra porta quando ci capita di soffrire, un mondo silenzioso e sottile che non aspetta altro di essere accolto. Qui vive anche la parte più vera e autentica di noi, la nostra nota fondamentale: l’altra parte di noi!
Che facciamo? La lasciamo entrare?

Vi lascio, con questa splendida poesia che mi fu regalata un giorno da…un’Anima buona:

 

L’ALTRA PARTE DI ME

Quando incontro l’altra parte di me
…entro in un mondo tutto da scoprire.
In una realtà “magica”…
Lei mi affascina, mi attrae.
È come se per qualche minuto potessi abbandonare la mia vita grigia e triste
e far parte invece di un mondo pervaso dalla bellezza.

Quando vedo l’altra parte di me mi entusiasmo e provo uno stupore che mi fa sentire viva.
Per il lasso di tempo in cui mi trovo in sua compagnia la mia mente si distrae,
allontanandosi da pensieri di preoccupazione e desolazione.
Incontrarla per me un dono. Un’energia in me si riattiva.

Quando incontro l’altra parte di me…mi avvicino per ammirarla,
per osservare tutte le sue particolarità e caratteristiche.
Nutro una grande curiosità nei suoi confronti che mi spinge a cercare un contatto con lei.
L’altra parte di me appartiene ad un mondo silenzioso,…ma esiste!

Bisogna saper guardare per poterla scoprire, con lei c’è bisogno di attenzione!
Non si deve avere uno sguardo superficiale, i sensi della vista e dell’udito devono essere resi più sensibili.
Quando la incontro è come se incontrassi una piccola amica…
La prima cosa che voglio è conoscerla, sapere chi è,
quali sono i suoi sogni e i suoi desideri e cosa invece le fa paura o la rende triste.

Mi avvicino all’altra parte di me con delicatezza,…per non spaventarla.
Mi piacerebbe tanto se si avvicinasse a me senza paura.
Vorrei instaurare con lei un rapporto speciale.

Nei suoi confronti provo tenerezza e un senso di protezione.
Vorrei che non le fosse fatto alcun male.

Desidererei che gli esseri umani fossero più sensibili
e capissero quanto è importante custodirla,
perché lei è un dono di Dio.

L’altra parte di me è un essere libero.
Quando ti avvicini a lei non puoi costringerla a stare con te.
Non puoi imporle delle regole.
Devi essere tu a trovare il modo per entrare in relazione con lei…!

…incontrarla non è scontato!
Così, quando si ha l’occasione di vederla, si deve vivere appieno ogni momento che si trascorre in sua compagnia.
Perché non si sa quando si avrà la possibilità di imbattersi in lei di nuovo…

Roberta


Sull'autore

Sono Giovanni De Gregorio, ideatore di "Sintetizzando": il Blog che ti aiuta a conoscere, gestire e trasformare il tuo mondo interiore. Qui troverai esempi pratici e materiale multimendiale che ti aiuterà a diventare più padrone di te! Sito personale: http://www.giovannidegregorio.it/



2 Responses to LA SOFFERENZA INUTILE

  1. Ringrazio il Signore per l ‘opportunità di scegliere l’uso dei. “talenti” che mi ha donato, una meravigliosa fonte di benessere alla quale posso attingere poiché ho imparato a “riconoscere ” dopo averli portati alla luce con un lavoro costante e faticoso dal profondo della terra dove giacevano seppelliti da una grande quantità di detriti e scorie accumulate nel passato, reperti di inestimabile valore che ora mi appartengono di diritto poiché il ” sito archeologico ” l’ho scoperto da solo !!
    Non esistono mappe o indicazioni particolari per arrivarci , basta solo avere la volontà di cercare e la fiducia di trovare.
    Un abbraccio amorevole e gentile.
    Roberto

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