Sei stanco di elemosinare attenzioni, e di ritrovarti a dare troppa..." /> LA CHIAVE DEL CAMBIAMENTO: "Vince chi molla" | Sintetizzando


Psicologia

Published on 30 Giugno, 2017 | by Giovanni De Gregorio

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LA CHIAVE DEL CAMBIAMENTO: “Vince chi molla”

Sei stanco di elemosinare attenzioni, e di ritrovarti a dare troppa importanza al giudizio altrui?
E allora sei nella fase in cui forse tutti possiamo apprendere a riconoscerci, invece di aspettare sempre di essere riconosciuti da qualcuno…

Per far ciò occorre finalmente volgere lo sguardo al nostro interno.

“Un primo esame del nostro animo ci rivela un caos pauroso: scorgiamo un miscuglio di elementi eterogenei, un avvicendarsi di sentimenti contradditori, un cozzare tumultuoso di impulsi contrastanti. Scopriamo debolezze, miserie e colpe che la nostra superficialità ci lasciava prima ignorare. E i nostri primi e inesperti tentativi di mettere un po’ d’ordine in quel caos riescono vani: cerchiamo di arrestare con la meditazione i pensieri che ci assillano, ma la mente non ci obbedisce e continua la sua corsa sfrenata; vogliamo uccidere le nostre passioni, ma esse sfuggono alla nostra presa e reagiscono con irruzioni violente e con guerriglie estenuanti.

Però questa prima rivelazione non deve atterrirci né scoraggiarci. Approfondendo l’esame del nostro animo vi scopriamo infatti anche ricchezze, luci ed energie latenti che attendono di essere valorizzate; comprendiamo come anche le forze inferiori passionali che ci insidiano e ci fanno cadere possano venire disciplinate e trasformate in modo da servire a scopi superiori, e che in ogni male vi è un germe di bene da sviluppare.

Così scopriamo un mondo interno da esplorare e da conquistare, un mondo vasto, ricco e affascinante assai più di quello esterno. Tutto un ampio lavoro da compiere: un’opera di conoscenza, di riordinamento, di progresso e di rigenerazione. E sentiamo quanti benefici ne possono derivare a noi e agli altri: il sollievo della liberazione da tante servitù morali, la bellezza delle nuove armonie, le sante gioie dell’ascesa alle sfere della pace e dell’amore spirituale, un insospettato potere di risvegliare e sorreggere le altre anime – e poi ancora più intime e misteriose rivelazioni…”
[Roberto Assagioli]

L’idea di fondo è dunque che in noi non esistono energie buone o cattive, ma energie da contattare e da fare evolvere.
Ho delle energie a disposizione che non ho ancora apprezzato molto di me?
Ci sono delle energie che ancora devo gustare di me?
Ci sono energie che a suo tempo ho dovuto escludere da me?

Considerando questi punti, in quest’articolo cercheremo di mettere a fuoco che:

L’atteggiamento da sviluppare è quello dell’inclusione.
L’effetto di questo atteggiamento è l’espansione di coscienza.
La forza da utilizzare è quella della cedevolezza.

Belle parole Giò! Ma è più forte di me. Dentro me stesso non riesco proprio ad entrarci. Soprattutto rispetto a certe cose, se le escludo è per difendermi. Se smetto di controllare, verrai tu ad aiutarmi?

Questo è l’imprinting della sfiducia! Purtroppo scottati dai primi fallimenti nel fare ordine in noi stessi, finiamo per scartare automaticamente certe parti di noi, squalificando ciò che un tempo non abbiamo saputo affrontare. Per proteggerci, cominciamo a chiudere certe porte interne, ad escludere e a fuggire da ciò che non ci piace o risulta scomodo. Ma ricordate? Tutto ciò che escludi diventerà tuo nemico! A quel punto scatterà la necessità di controllare tutto, aumentando il livello di diffidenza, minando il grado di sicurezza interno e quindi generando una continua ricerca di conferme dall’esterno.

E ancora non ci siamo! Io c’ho provato. Ho provato ad aprirmi.., e mi sono prodigato anche per gli altri. Ma nulla è cambiato, anzi..! Ho una rabbia profonda che mi sale da dentro!

Ma non è che non volendo, ti sei prodigato spinto da un bisogno di attenzioni e di riconoscimento da parte degli altri? La rabbia che provi rappresenta il test che la tua non era davvero una scelta, ma la risposta automatica ad un bisogno. E’ quella rabbia che scaturisce dal pensare: “Io che meriterei tante cose buone per quello che faccio non le ho, e tanta gente che non merita una mazza, invece ottiene sempre il meglio!” Ebbene dopo aver accettato questo pensiero di ostilità, ci sentiamo autorizzati ad essere aggressivi nei confronti del mondo e a rivendicare qualcosa da ricevere. E da quel momento, autorizzati da questo bisogno frustrato, ci autoescludiamo, non diamo più nulla, o se lo facciamo è come se viaggiassimo con il freno a mano tirato. E’ questo che porta a quell’espressione famosa: “Ho già dato!..adesso tocca agli altri”. Ho già dato è l’espressione psicodinamica e psicoenergetica che caratterizza lo stato depressivo del momento. Chi di noi non ha mai sperimentato questo tipo di blocco, cosi’ coscientemente organizzato?

Da questo fosso non si esce, se non tirando fuori l’elemento decisivo, quello che rappresenta l’X-Factor del nostro essere: la nostra COSCIENZA. Ovvero quella parte di noi capace di accorgersi che qualcosa sta accadendo, quell’elemento che noi esprimiamo quando affermiamo: “MI RENDO CONTO..”. Questo ci rende “Soggetti” rispetto a tutto ciò che ci accade e pertanto in grado di operare cambiamenti.

  

“La parte più intima ed essenziale dell’uomo è la Coscienza.
Alla trasformazione della coscienza corrisponde la trasformazione di tutta la personalità”.
[R. Assagioli] 

Da qui parte il cambiamento. Da questa parte di noi stessi da scoprire e su cui cominciare a puntare. L’unico riferimento che non può tradirti, perché non è nella sua natura farlo. La coscienza è come una “tela” che più diventa elastica e più può avvolgere e contenere la vastità di quei mondi energetici con cui entriamo in contatto. Quando scopriamo di avere questo perno al nostro interno, allora diventa possibile cominciare a conquistare spazio e mondi interiori.

 

Difatti l’espansione di coscienza è questa: l’inclusione di tutto il mondo inconscio. Ma per comprendere il mondo inconscio non bisogna possederlo, ma farsi suo ospite!

Dobbiamo quindi imparare a renderci ospiti di un’energia: tutta quella che riusciamo a percepire e anche quella che non riusciamo ancora a vedere, quasi programmandoci che prima o poi la contatteremo perché non vogliamo sfuggire a tutto questo.
Vogliamo essere talmente capaci, cioè contenitori ampi, che verranno prima o poi comprese.

Avvicinare le energie, renderle abitabili ed essere noi ospiti di queste, significa ridurre le distanze e ridurre anche le capacità che certe energie hanno di ripresentarsi in maniera drastica. Quindi volente o nolente dobbiamo farle entrare, trovargli un limite e un luogo di espressione.
Dobbiamo trovare un modo innocuo per sfamarle perché sono secoli che non mangiano, e non hanno mai avuto libera espressione!
[Antonio G. Tallerini]

Ehi Giò, qui la cosa si fa complicata! Ma da dove si parte?

Renderci conto. Al di là del linguaggio tecnico, essere coscienti significa accorgersi, essere vigili, rendersi conto. Nulla a che fare col controllo. E’ una semplice presa d’atto, senza giudizio e senza fronzoli. In lingua italiana ciò è rendere conto a se stessi. Perché se non rendiamo conto a noi stessi in maniera vigile con la coscienza, ci pensa l’inconscio. E se è vero, come dicono gli psicoanalisti che alla fine l’inconscio presenta sempre il conto, tanto vale che ci rendiamo conto da soli, rendiamo conto al nostro Soggetto principale.

…ma cosa vuol dire esattamente tutto questo? Come si realizza nella realtà di ogni giorno??

Ad esempio, “mi rendo conto che stamattina sto bene” oppure che “non sto tanto bene”, nel senso che osservo dentro di me dei processi che producono malessere. O ancora “osservo dentro di me alcuni aspetti che stanno litigando tra di loro”. E osservo incantato questa cosa!
Questo è un momento di grande nutrimento interiore. Un momento ove lascio andare il giudizio, le ragioni e contatto il mio sentire, il mio percepire. Un momento terapeutico. Un momento che porta ad avere un riferimento interiore, che in gergo si chiama centro di autoconsapevolezza. E’ una cosa straordinaria il riconoscimento che possiamo porgerci, per la prima volta, per la piena autonomia. Cominciamo a riconoscerci appartenenti ad una Centralità che riconosco e che mi riconosce.

“Rendersi conto” è la vera esperienza dell’empatia.
Non va aggiunto mi rendo conto di… o che… È: “mi rendo conto!”. 

Significa: rendo conto al mio Se di quanto sto percependo,
e mi metto in sintonia con le istanze più intime.

E’ l’empatia per eccellenza! Presuppone l’esserci.
C’è un “Soggetto” che si rende conto. [A. G. Tallerini]

Si, vabbè! Ma tutta questa fatica per arrivare dove??

Da questa posizione possiamo usufruire di una miriade di elementi preziosi del nostro essere, altrimenti ci tocca fare una fatica immane per poter controllare tutta sta’ roba..! Dobbiamo arrivare a saper dosare le energie, saperne qualificare la giusta misura, il voltaggio, l’amperaggio. È impossibile non sprecare, ma neanche essere rachitici. Ci sono energie che vanno condivise ed altre che sono ancora preziose per noi e di cui non abbiamo ancora assaggiato il sapore. Dobbiamo poterle assaggiare noi prima di poterle donare.

Assaggiare le energie? E che roba è mai questa?? E poi se penso solo a me, non diventerò egoista in questo modo??

Questo è ciò che chiamo “sano egoismo” senza cui non è possibile fare la prima e più autentica esperienza d’amore: quella per se stessi!

L’Io e la Volontà hanno due polarità, una appetitiva e una cedevole. Appetitiva significa “voglio per me, mangio, mi nutro, prendo dal mondo esterno”, rispetto alla parte più profonda, femminile della cedevolezza. La cedevolezza non è abbandono del campo, ma è potere sulla realtà. Includo il massimo che posso includere nell’elasticità e la plasticità che attribuiscono al mio essere. Però non rinuncio all’aspetto del nutrimento. Ho necessità di mettere energie dentro da devolvere poi all’esterno. Perché solo se compenso un bisogno nutritivo ho energia da donare!
Ecco l’aspetto cedevole da dove viene, da una grande tranquillità.
L’immagine che davo dell’amore tanti anni fa, era di un grande serbatoio al centro di un campo di grano
che faceva defluire l’acqua, e irrigava tutto il campo e non diminuiva mai di livello perché alimentato dall’alto.
[A. G. Tallerini]


Giò!!! Ma io ho sempre pensato che cedere fosse un atto di debolezza, un atteggiamento da falliti! E ora mi si viene a dire che è praticamente la chiave del cambiamento!?!

La forza della cedevolezza sta nella capacità di ampliare la coscienza. Io l’amplifico e quindi c’entra più’ roba. Non lascio proprio spazio,…conquisto! E’ una conquista grandissima. E’ sicuramente la ‘restitutio’ ad arte della libertà di stare. Perché in una sola parola, accogliamo, rendiamo ogni altra realtà riconosciuta dentro di noi e gli permettiamo di evolversi! Non è una tecnica, ma è uno stato di coscienza.


Tutto allora dipende da me? Mi sembra come se mi trovassi di fronte ad un bivio: escludo o includo? E la scelta produrrà corrispondenti effetti!! E se una volta entrate queste energie mi divoreranno?

 

Mi piace far corrispondere l’idea del cedere, del lasciar andare il controllo ad una sala d’attesa. Lì è già casa tua, ma non le fai entrare proprio dentro. E’ uno spazio circoscritto di tua proprietà, ove poter sostare. E’ come farle entrare nel tuo spazio interiore, ma fino ad un certo punto. Metti tu il limite di sicurezza. Questo ti aiuta a non escluderle d’impulso. Così le fai entrare, le fai fare anticamera, e hai tempo per conoscerle e gestirle.

Ok. Ci potrebbe stare! Ma se queste d’improvviso s’inca**ano e mi aggrediscono…come talvolta è accaduto? 

Può succedere, che dopo tanti “secoli” d’esclusione queste energie siano un pò arrabbiate con te…, ma di fondo loro vogliono solo esprimersi.
Comincio allora, ospite di queste energie, ad immaginarmi modi edificanti di soddisfazione del loro bisogno. Se ad esempio si tratta di una parte di me che ha bisogno di attenzioni, piuttosto che lasciarla elemosinare attenzioni e riconoscimento a destra e a manca attraverso azioni di zerbinaggio poco dignitose, valorizzerò questo bisogno di attenzione immaginando di soddisfarlo attraverso la realizzazione di una mia qualità, artistica, o scientifica o pratica, fino ad esempio, a farne un lavoro che porti ad una gratificazione personale e perchè no, per effetto anche a riconoscimenti esterni. E’ una strada più lunga, ma più stabile e soddisfacente. Il solo tendere ad essa toglierà energia ai pensieri di rabbia in sala d’attesa, trasferendoli e trasformandoli a livelli superiori in energie più sottili e sobrie.

E se proprio non riuscissimo ad immaginarci nulla, a questo punto possiamo giocarci anche un’altra carta: l’utilizzo della fantasia.

La fantasia è l’unica funzione, fuori funzioni della personalità ma che si collega all’immaginazione e all’intuizione, che quando crea qualcosa non si deve preoccupare di dimostrarne l’autenticità, la veridicità, la realizzabilità e l’applicabilità. È straordinario! È quello che producono i bambini. Non deve avere significato! Non dev’essere traducibile in qualcosa!
Saranno l’immaginazione e l’intuizione a dargli delle composizioni attendibili.
Fantasia deriva da fanos [luce], ed è collegato con la materia: porto luce alle zone d’ombra! Questa è la fantasia: illumino ciò che è in ombra!
O che si nasconde dietro l’ombra e mi stimola solamente l’aspetto cognitivo razionale e analitico critico…ma affaticandomi!
Quando regaliamo ai signori pazienti, ma anche agli amici, alle persone care o anche a noi stessi un attimo di luce, si riedifica l’energia dentro,
perché voi create nuova materia, in una forma più leggera, quindi togliete, sottraete piombo e peso alla struttura.
[A. G. Tallerini]


Sull'autore

Sono Giovanni De Gregorio, ideatore di "Sintetizzando": il Blog che ti aiuta a conoscere, gestire e trasformare il tuo mondo interiore. Qui troverai esempi pratici e materiale multimendiale che ti aiuterà a diventare più padrone di te! Sito personale: http://www.giovannidegregorio.it/



2 Responses to LA CHIAVE DEL CAMBIAMENTO: “Vince chi molla”

  1. Roberto says:

    Dal momento che ho cominciato ad attribbuirmi la.responsabilità delle mie energie negative piuttosto che agli altri, ho esplorato dentro di me quel mondo di energie “nascoste” facendo luce veramente sulle scene del passato che avevano generato in me paura, rifiuto, sofferenza, abbandono, indifferenza , rabbia , false credenze e chi più ne ha più ne metta…..dal momento che non potevo eliminare ciò che esisteva e.reclamava il suo spazio vitale, ho dovuto con fatica riconoscerle e trasformarle in qualcosa di più accettabile per la mia coscienza…….ed in questo ho avuto un alleato che ho invocato con fiducia e dedizione:il Signore.
    Sono in perfetta sintonia con Giovanni quando parla di queste energie , poiché loro hanno bisogno di esprimersi, e.combatterle equivale.a.rafforzarle., poi si accaniscono sul corpo generando i famosi disturbi psicosomatici……la.resa consapevole a queste energie.ci da la.possibilità di osservarle da.vicino e magari scoprirne anche il lato positivo….grazie per i consigli su come trasformare l’argilla in oro !!!
    Roberto

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