Evolution



Psicologia

Published on 29 Agosto, 2021 | by Giovanni De Gregorio

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“IL LAVORO PIÙ BELLO DEL MONDO”

Evolution

Ai tempi dell’Università, quando studiavo ancora Psicologia, mi capitava spesso di seguire dei convegni o delle conferenze dove si interpellava lo psicologo o lo psicoterapeuta di turno. Le immagini che mi arrivavano, di quelli che sarebbero dovuti essere i miei modelli del futuro, non erano proprio delle migliori! In particolare, ricordo persone molto nervose, a dir poco frustrate, per certi versi smarrite, che nascondendosi dietro una maschera di professionalità cercavano di rispondere ai quesiti rifacendosi a teorie o autori vari, finendo per buona parte delle volte nel trovare spiegazione in qualche quadro psicopatologico. Ed io dovrei diventare così? Non era mia intenzione giudicare queste persone, che di fatto erano di sicuro partite con le migliori intenzioni di diventare professionisti dell’aiuto, ma vedevo operatori sopraffatti dalla fatica e dall’ansia di controllare qualcosa che aveva finito per prosciugarli. Persone stanche e affaticate da un lavoro duro, difficile e quand’anche pericoloso.
Non sono mai riuscito a rassegnarmi a tutto ciò! Non volevo difendermi dietro qualche teoria astratta o qualche diagnosi che potesse proteggermi dal contatto con la realtà, perché di fatto mi sembrava una sconfitta.
Che se ne fa la gente di una teoria o di una diagnosi quando verrà a portarmi un problema? Immaginate un po’ quale dovette essere per me l’effetto, quel giorno che sentii uno psicoterapeuta affermare con passione, umiltà e convinzione che il nostro…è il lavoro più bello del mondo! Mi si aprì il cuore e la mente, volli guardare fino in fondo per capire se ciò che diceva fosse vero o meno. Volli conoscere non solo i suoi riferimenti teorici, ma anche il suo modo di essere, la sua maniera di relazionarsi nel mondo, per vedere se quanto diceva venisse poi applicato nella realtà della sua vita e soprattutto se la sua filosofia terapeutica finalizzata a tirar fuori l’Anima dalle persone avesse degli effetti concreti sui pazienti. L’ho seguito negli ultimi otto anni della sua vita…: ed era tutto vero! Il suo nome era Antonio Tallerini. La sua “tecnica” principale era la comprensione profonda. Il suo maestro Roberto Assagioli. Il suo humor collegato ad una profonda saggezza mi hanno aiutato ad essere me stesso e mi hanno dimostrato che ciò che pensavo del “mestiere” di psicoterapeuta non era soltanto un’illusione o un sogno, ma una reale possibilità. Una possibilità che ho potuta vedere incarnata nella persona di Antonio Tallerini.
“Non è importante scoprire e guarire la malattia che ha quell’individuo, ma l’individuo che ha quella malattia.”
– A. Tallerini


Ma chi era Antonio Tallerini?

Nei confronti della sua personalità Tonino aveva realizzato delle grandi trasformazioni: era riuscito a trasformare la sofferenza in spinta propulsiva e purificatrice, l’evitamento dovuto alla paura nella capacità di entrare e restare nelle situazioni anche più degradate con umorismo e comprensione profonda, ed il suo essere “vulcanico” nella determinazione verso gli obiettivi che si prefiggeva di raggiungere. Non posso dimenticare la sua capacità di esprimere i sentimenti che si è andata sempre più a raffinare in una profonda umanità, frutto evidentemente della capacità di valorizzare positivamente la sua grande sensibilità. Tonino era diventato una volontà all’azione! In lui, nel suo modo di comunicare e di parlare, potevi spesso scorgere tutti gli elementi di una volontà operativa forte, saggia, buona, e transpersonale: tutto questo misurandosi ogni volta con i propri limiti. E con i limiti, soprattutto a livello fisiologico, Tonino doveva farci i conti quotidianamente. Ma come poteva quest’uomo allora mantenere una stabilità interiore così salda e radicata? Quali erano i suoi punti saldi che da dietro le quinte dell’inconscio muovevano evolutivamente tutta la sua personalità?
Sono convinto che l’incontro con Roberto Assagioli gli aveva abilitato interiormente una dimensione diversa e profonda in cui si è man mano riconosciuto: quella misteriosa dimensione dell’essere e dell’esserci che ha poi codificato secondo le categorie della Psicosintesi. Una dimensione del possibile dove ha potuto sperimentare una nuova idea/immagine di sé, passando dal “Non posso mai farcela!” al “Posso stare con tutto!”. Un’idea che ha trasformato la sua coscienza rendendola plastica e non più rigida e stringente. Con una coscienza più elastica, la sua personalità è diventata uno strumento di inclusione e non più di evitamento e di esclusione. E come poteva tutto ciò non influire anche sulle sue relazioni esterne? L’idea applicata a sé di “poterci essere con tutto”nel bene e nel male, gli conferiva una presenza comunicativa non inficiata dalla paura o dalla tentazione di evitare difficoltà e problemi. Una presenza a dir poco imbarazzante e spiazzante per coloro che questa evoluzione non l’avevano ancora compiuta e consapevolmente o inconsapevolmente volevano restare “al sicuro” nella propria zona di comfort. Ed ecco svelato il motivo che gli aveva procurato tanti nemici e tanti ostacoli! Doveva davvero risultare difficile per taluni, ascoltare delle affermazioni del tipo: “bisogna mettere le mani nel…fango”, “la sicurezza non esiste” o “il pensiero è inconscio” o ancora “l’Anima non si ferisce”.
Tuttavia, questa presenza e queste convinzioni profonde, applicate alla propria vita personale e professionale gli permettevano di dare del tu alla sofferenza. Riusciva a mettere le mani nel fango degli abissi della personalità umana con una maestria e un’autorevolezza che gli permettevano di ottenere successi terapeutici inspiegabili agli occhi della psicologia accademica, successi reali e concreti. La sua raffinata capacità di rapportarsi al mondo delle energie interne crebbe tanto da arrivare a includere e ammorbidire anche quelle più cronicizzate nel tempo. E questo gli è valso l’appellativo di “artigiano della psiche”, come qualche amico lo ha già definito.
Attraverso “l’Agire come se”, era riuscito addirittura a costruire una fortezza inespugnabile all’interno della coscienza dei pazienti psicotici gravi e della Clinica psichiatrica che li ospitava, lì dove ha lasciato un pezzo della sua vita professionale e umana. “Iatreia”, un’opera di 28 anni, terminata non per sua volontà per i troppi successi ottenuti, di cui si parla purtroppo ancora troppo poco. L’utilizzo dell’immaginazione quale canale per attualizzare una nuova immagine di sé, funzionava anche lì! Aveva trovato la chiave che apre le porte alla dimensione del possibile, a quello che puoi diventare, a quel “non ancora..” su cui è possibile costruire ogni cosa. Trentaduemila pazienti in clinica psichiatrica e quattromila in psicoterapia individuale, seguiti in 30 anni di professione terapeutica, gli avevano conferito una visione chiara e sperimentabile del modello psicosintetico. In questa visione trovava così senso la consapevolezza profonda di un Sé transpersonale quale elemento unificatore e terapeutico da contattare. Un’esperienza questa che gli ha permesso di credere nel mondo inconscio quale materiale da elevare a dignità spirituale e di fare di questo uno scopo di vita.
Sintetizzando, la sua esperienza di vita rappresenta una strada percorsa attraverso l’applicazione del modello psicosintetico, il che suggerisce a pieno titolo una via di attuazione e divulgazione dello stesso. Una via che si è sviluppata attraverso queste convinzioni cardine:
  1. Dapprima, la convinzione di poterci essere con tutto, che fa della Psicosintesi una Psicologia del Soggetto o meglio una Psicologia Soggettiva. Il presupposto originale è quello di avere un Io, riflesso del Sé profondo, di cui prendere consapevolezza: è da qui, e solo da qui che parte la nuova e vera stabilità.
  2. La convinzione che la sicurezza non esista al livello della personalità, ma che sia da ricercare sotto forma di stabilità nella dimensione del profondo.
  3. L’Espansione di coscienza attraverso l’esercizio della “volontà cedevole”, l’aspetto femminile della volontà inteso quale scelta di “lasciar andare”. “L’esercizio di questo “nobile potere” consente la scoperta e l’inclusione della propria e altrui vulnerabilità. Permette l’ammorbidimento e la fruibilità delle energie interne. Conduce allo sviluppo della compassione e della comprensione profonda.” Ecco il perché della rivalutazione dell’inconscio come ricchezza energetica da portare a dignità spirituale.
  4. L’idea della finalizzazione degli elementi della personalità verso le qualità peculiari della dimensione profonda di ogni individuo, che la rendono il veicolo all’evoluzione, sintetizzata dalla mirabile affermazione: “La Personalità è come il maiale: non si butta via niente!”
  5. La consapevolezza profonda di un Sè Transpersonale, esperienza sperimentabile di un’Anima che non si ferisce, perché in una dimensione del profondo: “in un luogo non luogo, in un luogo non tempo dove tutto finalmente è libero.”
  6. La considerazione dell’istanza del Super Io come una Subpersonalità da gestire e canalizzare verso un sano utilizzo. Uno degli effetti di questo assunto è che la vera ribellione, prima di cominciare dall’esterno, va iniziata verso il proprio “Giudice interno”, riconoscendone gli automatismi svalutanti e i divieti autoimposti, al fine di conferirgli un ruolo “utile alla causa”della propria psicosintesi personale.
  7. Il concetto di Autostima non come causa del proprio malessere, ma come effetto della piena espressione di sé.
  8. La mirabile sintesi delle 10 leggi della psicodinamica di Roberto Assagioli nel Modello di Catena Funzionale che le comprende tutte: IDEA/IMMAGINE →EMOZIONE → AZIONE, quale circolo (vizioso o virtuoso) che conferma l’idea/immagine a monte. Un processo semplice e verificabile che illustra pragmaticamente il funzionamento delle energie inconsce.
  9. Il focus sul vero criterio terapeutico e di guarigione della Psicosintesi: il CRITERIO EVOLUTIVO. Ristabilire il fluire del processo evolutivo, S-VILUPPARE (nel senso di togliere i viluppi), corrisponde quindi alla guarigione. Liberare la propria energia vitale dai rovi delle paure, delle immagini parassite svalutanti, dei condizionamenti del passato, ne ripristina il naturale fluire.
  10. L’idea che il criterio evolutivo rappresenti il vero processo terapeutico è conseguente alla convinzione e all’esperienza che le ferite del passato non si guariscono nel passato. Le parti ferite si suturano nella dimensione del presente con un progetto futuribile possibile e con la consapevolezza di un’età psichica più evoluta, pena il rimanere incastrati nel potente flusso traumatico ed emotivo del passato. Un vero e proprio incontro ravvicinato, che potremmo definire del 4° tipo, per la scoperta interiore di essere portatori di una energia vivente autonoma. Questa energia viene rappresentata dal bambino interiore, non di natura pura quale quello originario, ma ferito e incattivito dagli eventi condizionanti e insultanti del passato. Eventi che hanno creato “burroni interiori, ferite, sfregi, sofferenze, incomprensioni, terribili momenti in cui non siamo riusciti ad esprimerci e che ci hanno marcato a fuoco”. Un bambino che, paralizzato dalla paura assolutizzante di tali eventi, non può e non intende evolversi. Un’energia questa, capace di ipotecare e condizionare attraverso la richiesta di risarcimento ed indennizzo, tutte le funzioni psichiche della personalità: l’origine della posizione vittimistica e depressiva. Riuscire a portare questo bambino nel presente significa consentirgli di sperimentare nuove sane esperienze, che si sostituiranno finalmente a quelle insultanti del passato, consentendo di far riprendere il film del processo evolutivo e quindi realizzare la guarigione interiore: “Vieni, ti faccio vedere il video di come avverrà: nelle tue ferite ci sarà messo un seme che diventerà una grande quercia…”: ecco la proiezione progettuale del percorso psicoterapeutico. Ecco il profondo significato intrinseco del “conosci, possiedi, trasforma”.
  11. Il presupposto che la sofferenza sia un’esperienza inevitabile della vita e quindi non da evitare, ma da esprimere e a cui dare direzione e significato. A questo, sottende il principio della medicina tibetana con cui si suturano le ferite: farci crescere dentro qualcosa. La ferita diventa allora come un solco nel quale metti nuovi semi di vita. Dei semi che in prospettiva diventeranno una quercia straordinaria. La forza purificatrice del dolore porterà quei semi a svilupparsi e a quel punto la ferita sarà riempita dalle radici della quercia. Le radici sutureranno la ferita restituendo dignità al tuo essere..e alle tue ferite. Secondo la naturale dialettica degli opposti, questa diventa anche una metafora della sofferenza, non più fine a se stessa ma funzionale a passare dall’ombra alla luce. E’ dal negativo che nasce il positivo: fornire una nuova prospettiva del dolore lo rende non più esclusivamente qualcosa da evitare, ma da esprimere, sfruttare, condurre e indirizzare, pena l’involuzione in forme psicopatologiche (dipendenza, ipocondria, ossessioni, ecc..) e/o in somatizzazioni fisiche. La sofferenza così intesa diventa occasione evolutiva e non già ostacolo da evitare.
  12. La distinzione tra Autoaffermazione Primaria propria del Sé e Autoaffermazione Secondaria tipica delle subpersonalità. La prima è una tendenza naturale della Forza Vitale, pari a un fiore che sboccia. La seconda si distingue per la caratteristica di riempimento dei vuoti e dei traumi del passato, pari a un pozzo senza fondo.
  13. Il lavoro con la Stella delle Funzioni: La Stella, un vero e proprio modello d’equilibrio di riferimento a cui rifarsi per ristabilire l’armonia della personalità. Famosa era l’autodiagnosi che Tonino riusciva a far praticare anche ai pazienti più gravi, con quella che definiva la “TAC psicologica”, dove si passavano in rassegna nel presente tutte le funzioni, per comprenderne lo stato attuale di iper o ipotrofia. In questa accezione l’utilizzo della volontà diventa il test del vero cambiamento: la Volontà, una funzione nobile, che non si smuove se non ne vale davvero la pena, se non per qualcosa di “valore profondo”, e la cui assenza chiama il gioco il senso del dovere, sua brutta copia da cui si distingue per l’assenza di sforzo. Il timone che può guidare le altre funzioni psichiche. E quando la volontà entra in campo, cominciano a manifestarsi cambiamenti interiori e pratici nella vita della persona. Stop quindi alle analisi interminabili, ma psicoterapie funzionali a far scoprire e realizzare il Soggetto.
  14. L’idea che l’evoluzione del bisogno di dipendenza sia il bisogno di appartenenza. Il bisogno di dipendenza rimosso blocca l’80% delle energie! “Se vogliamo parlare di trasmutazione e di trasformazione delle energie, noi dobbiamo lavorare in direzione di ciò che ci porta all’APPARTENENZA. L’appartenenza è l’elaborazione più intelligente ed evolutiva di ciò che è la dipendenza. Cioè la sua trasformazione in senso costruttivo evolutivo. Essere appartenenti alla vita, alla materia, al corpo, alla terra, a tutto!”. La dipendenza è un’energia che non si può rinnegare cercando di diventare autonomi e liberi a tutti i costi! Ma un’energia da trasformare in un senso d’appartenenza più ampio. “Scelgo io da cosa dipendere! Scelgo io di appartenere a qualcosa di più elevato, a qualcosa che ha attinenza con la mia vocazione interna!”.
  15. Bisogna entrare nelle persone senza lasciare le orme…
    Molto si è detto sull’irruenza e la vulcanicità di Tonino, ma basta ascoltare queste sue parole per capire la psicosintesi raggiunta e la delicatezza e la leggerezza sviluppate nel tempo applicate alla relazione psicoterapeutica:“Entrare, ma col rispetto di chi sa che non deve lasciare pedate. E non è facile entrare in una persona e non lasciarci il segno. Il segno è la vibrazione che resta.Voi immaginate un tintinnio, qualcosa che rimane nell’altro perché ha ricevuto la visita in una relazione significativa. Gli si attivano i campanelli interiori. E vibra di sé, perché quel nostro ingresso gli ha permesso di muovere le campane interiori! È un’altra cosa. Se non lasciamo le orme aiutiamo veramente, lasciamo amore.”

Sono ormai passati 11 anni dalla Sua scomparsa, ma non ho mai più sentito qualcuno del campo definire il “mestiere” di Psicoterapeuta come “il lavoro più bello del mondo”.
E questo mi lascia molto pensare…



Sull'autore

Sono Giovanni De Gregorio, ideatore di "Sintetizzando": il Blog che ti aiuta a conoscere, gestire e trasformare il tuo mondo interiore. Qui troverai esempi pratici e materiale multimendiale che ti aiuterà a diventare più padrone di te! Sito personale: http://www.giovannidegregorio.it/



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