Hai presente quando dopo l'ennesima delusione decidiamo di chiuderc..." /> DIVENTARE AUTONOMI, INDIPENDENTI ED…APPARTENENTI | Sintetizzando


Psicologia

Published on 16 Febbraio, 2017 | by Giovanni De Gregorio

0

DIVENTARE AUTONOMI, INDIPENDENTI ED…APPARTENENTI

Hai presente quando dopo l’ennesima delusione decidiamo di chiuderci in noi stessi e di non fidarci mai più di nessuno?
Hai presente quando ti verrebbe di tagliare con tutti per sentirti finalmente libero?
Hai presente quando te ne andresti a vivere su di un’isola deserta per trovare finalmente un po’ di pace?
“Yuhuu! C’è nessuno?” ….Chiamiamola pure sindrome dell’acqua Lete

In questi momenti ti trovi di fronte a un bivio: fare a meno di tutti e andare avanti da solo per cercare di diventare autonomo e indipendente, oppure fermarti un attimo e capire dove stai andando e che cavolo ci facciamo qui!

Compito essenziale…è la scoperta del nostro essere profondo, del Centro di noi stessi.
Questo compito va inteso…c
ome scoperta del proprio centro individuale,
della propria nota spirituale specifica,
della nostra vocazione interna,
che è qualcosa di diverso da quella pratica e professionale.

Questa scoperta richiede una speciale opera, differente dall’introspezione analitica.
È un atto di raccoglimento, di meditazione, di approfondimento
nel quale vengono messi da parte via via tutti gli elementi in cui il nostro vero Essere si disperde e si oblia: le clamorose sensazioni del corpo, l’ampia e varia gamma delle emozioni e dei sentimenti, il brulichio e l’intrico dei pensieri, su su…fino a creare il silenzio interiore.
…In questo intimo centro che è il nostro Io più vero e migliore, si possono attingere la luce e la forza necessarie per sopportare, senza esserne travolti, i gravi dolori che talora scuotono e sembrano dissolvere la nostra personalità, per resistere agli attacchi, per rialzarci dalle cadute e riprendere con nuova lena la via. Ciò è possibile perché quel Centro interno ci pone in contatto con il mistero che ci avvolge, con le grandi realtà, con l’Essere Supremo nel quale viviamo, ci muoviamo e siamo e dal quale possiamo attingere tutta la forza, l’aiuto e l’amore che siamo degni e capaci di contenere.
[Roberto Assagioli]

Se sei stanco di adeguarti a ciò che ti passa questa società,
Se sei stanco di elemosinare un minimo di dignità e di rispetto,
Se vuoi finalmente diventare protagonista della tua vita,
allora occorre cambiare direzione e spostare la tua attenzione dal mondo esterno a quello interno!
Occorre scoprire la tua vocazione interna, quella spinta interiore per cui vale davvero la pena vivere! Tutto il resto verrà di conseguenza.

Ehi Giò, ma in verità queste domande oramai non me le pongo più! Io mi prendo ciò che capita. E poi non ho proprio idea del lavoro che vorrei fare. E poi oggi chi me lo da a me un lavoro che mi piace?

Quando parlo di vocazione interna intendo la tua vocazione alla vita e non la tua vocazione professionale. Quella viene dopo…

Scusa, ma sta’ vocazione allora che roba è? Mica vorresti farmi diventare prete adesso??

La vocazione alla vita è una spinta interiore ad esserci, ad esistere, ad esprimersi! Un’energia vitale potentissima presente in ognuno di noi. Un’energia che quando scorre trova la sua soddisfazione e produce in noi il benessere.

E’ vero! Quando pensiamo alla “vocazione” ci viene in mente la possibilità di diventare preti o suore e quindi di accedere alla vita consacrata. Ma non è questo quello di cui parlo. La vocazione interna è la vocazione alla vita e viene ancora prima di capire se il tuo destino sarà quello di sposarti o farti prete o suora! Se non c’è vocazione alla vita non possono esistere valori superiori a cui tendere. Non possono esistere i sogni di avere un mondo migliore. Diventa tutto finto, fasullo. Un dovere da portare avanti ogni giorno senza nemmeno sapere perché! Un peso…una beffa!

Ehi Giò, ma tu dove vivi? Oggi funziona proprio così! E poi io dentro non ci voglio guardare! Dio solo sa cosa potrei trovarci… Io so solo che mi sono stancato di soffrire e soprattutto per colpa degli altri. Basta così, ho già dato!

Il BISOGNO DI DIPENDENZA è il bisogno più arcaico di ognuno di noi! LA STASI PER ECCELLENZA: essere amati, coccolati…con qualcuno che ci porta le banconote da 100 e 500 €!!
Noi tutti siamo fondamentalmente orientati a soddisfare il bisogno di non fare una mazza!!!
E’ chiaro che ci dobbiamo lavorare perché le energie così si staticizzano e generano il problema dell’attaccamento. Dipendo cioè dal movimento dell’altro e vivo solo delle azioni dell’altro, delle energie dell’altro e mi nutro pure delle energie tossiche dell’altro:
succhio latte acido, che non ha più proprietà nutritive!
[Antonio G. Tallerini]

E allora faccio bene io a cercare di fare a meno di tutto e tutti! Ho deciso. Basta coi legami. Voglio diventare libero e indipendente!

Vedi, il nostro problema non è eliminare la dipendenza, perché questa è un’energia vitale, è l’energia che ci unisce. Non possiamo buttare a mare l’acqua con tutto il bambino! E poi ricordi? Tutto quello che escludi diventerà il tuo nemico!

E quindi che facciamo? Così non ne usciremo mai! 

Noi tendiamo a rimuovere un bisogno straordinario che è il bisogno di dipendenza, di attaccamento.
Non c’è una sola persona che non vedete orientata verso un’azione libera, espressione indipendente di sé, con l’obiettivo di essere autonoma e di non aver bisogno di nessuno.
Ma non esiste proprio! Bisogna superare questa rimozione profonda del bisogno di dipendenza.

Il bisogno di dipendenza rimosso blocca l’80% delle energie!
[Antonio G. Tallerini]

Quando decidiamo di diventare autonomi e fare a meno degli altri, in realtà stiamo rinunciando al nostro bisogno di dipendere. “E che c’è di male?” potrebbe dire qualcuno, “anzi vuol dire che sto diventando adulto!” Ma se così fosse, allora perché poi mi ritrovo sempre lo stesso tipo di problema davanti? Prendiamo ad esempio quando ci ritroviamo di fronte agli stessi fallimenti sentimentali. Potrebbe essere quello che succede quando, frustrati da piccoli da un genitore nel bisogno di attenzioni, andiamo avanti credendo che sia stupido esprimere i propri sentimenti e quindi rimuoviamo questo bisogno. Ma in noi che succede? Quella parte di noi, che abbiamo chiamato altrove il bimbo interiore, si blocca lì. E noi senza accorgercene, appresso a lui pretendiamo in eterno il riconoscimento e le conferme proprio di quel genitore, o di un partner che ce lo richiama nei suoi aspetti frustranti. Sembra proprio sentirlo parlare: “Fin quando qualcuno non si occuperà di me, non si accorgerà di me, io non andrò avanti!”. E i sabotatori interiori ci inzuppano il pane. E noi? E noi nel frattempo diciamo pure di essere autonomi perché mandiamo “a fa….”, scusate, a quel paese la gente! Capite un po’ in che condizioni ci mettiamo? Tutta una vita spesa ad elemosinare affetto ed attenzioni! Questo significa rimuovere il bisogno di dipendenza.

Giò, ora ci capisco ancora meno. Ma che cavolo posso farci allora???

Il bisogno di dipendenza, come ogni altro bisogno è sacrosanto! Va “solo” trasformato. Va elevato nel suo modo di soddisfarlo. Occorre trasformare la stessa energia, non eliminarla, finendo per assumere posture di pseudoautonomia. Diventa davvero autonomo chi dirige ed indirizza l’energia della dipendenza verso lidi superiori.

Se vogliamo parlare di trasmutazione e di trasformazione delle energie, noi dobbiamo lavorare in direzione di ciò che ci porta all’APPARTENENZA. L’appartenenza è l’elaborazione più intelligente ed evolutiva di ciò che è la dipendenza. Cioè la sua trasformazione in senso costruttivo evolutivo. Essere appartenenti alla vita, alla materia, al corpo, alla terra, a tutto! Appartenere alla vita. Appartengo anche agli uomini! Non mi difendo dai legami, che non debbo chiamare necessariamente dipendenza. Sono legato. E allora? Che posso paranoicamente pensare di essere slegato da tutti? Ma veramente vogliamo parlare di autonomia, di libertà, d’indipendenza e di sblocco energetico? Ma quando? Quando siamo soli? Con le “voci di dentro” che chiamano: “Aiuto! C’è nessuno che mi vuole bene?”.
Chi mi riconosce? Signori, tutto il processo evolutivo e terapeutico è sul riconoscimento!
E noi che rispondiamo? “No, zitto, buono tu! Non posso! Non fa trend!”
Ma come non fa trend? Io dipendo! Voglio dipendere. Scelgo di dipendere!
Allora si che comincio a direzionare l’energia!
Ci dobbiamo fare i conti!
[Antonio G. Tallerini]

La dipendenza è un’energia che non si può rinnegare cercando di diventare autonomi e liberi a tutti i costi! Ma un’energia da trasformare in un senso d’appartenenza più ampio.
Scelgo io da cosa dipendere! Scelgo io di appartenere a qualcosa di più elevato, a qualcosa che ha attinenza con la mia vocazione interna! E qui il cerchio si chiude.

E tu che vuoi diventare libero e indipendente, a chi o a cosa appartieni?

 


Sull'autore

Sono Giovanni De Gregorio, ideatore di "Sintetizzando": il Blog che ti aiuta a conoscere, gestire e trasformare il tuo mondo interiore. Qui troverai esempi pratici e materiale multimendiale che ti aiuterà a diventare più padrone di te! Sito personale: http://www.giovannidegregorio.it/



Rispondi

Back to Top ↑