Psicologia

Published on 31 Marzo, 2018 | by Giovanni De Gregorio

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“…ED IO TI CERCAI”. Un percorso alla ricerca della felicità in questa vita.”

Per chi avrà la pazienza di leggere fino in fondo questo articolo di Patrizia Venditti (1º anno scuola di Counselling Psicosintetico sede C.mare di Stabia), scritto per la rivista “Vivere sostenibile”, ne troverà una sorprendente applicazione della Psicosintesi alla propria vita!

Grazie Patrizia per questa “sorprendente” testimonianza! 🙏

“…Ed io ti cercai.” Un percorso alla ricerca della felicità in questa vita.”

Lo confesso: ho passato gran parte della vita a cercare di cambiare il mondo. I miei sogni più grandi erano la libertà, l’uguaglianza e la fraternità universale e per far questo, mi sembrava un buon proposito spendere l’ esistenza per promuovere la realizzazione di una società dove ciascuno potesse essere libero di essere come è, senza paura di giudizi o ostracismi, in mezzo a gente altrettanto felice e realizzata. Una società ideale, dove ciascun vivente avesse quanto serve a soddisfare i propri bisogni primari (la casa, il cibo, il riposo) e nel contempo fosse libero da sofferenza e dolore, dall’ ingiustizia sociale, dalla brutalità delle discriminazioni e dallo strapotere dell’ ingordigia di pochi potenti che più hanno e più vogliono.

Non mi sono limitata a fantasticare: mi sono anche messa in moto, ho scelto studi che a mio avviso avrebbero migliorato le mie comptenze sociali, ho girato tra tanti mondi e contesti alla ricerca dei partner giusti per condividere e concretizzare i miei ideali. In questo girovagare, ho incontrato tante persone, modelli e stili di vita ma niente e nessuno che mi soddisfacesse fino in fondo. Sono andata incontro a grandi delusioni, ho incontrato tanti pali contro i quali puntualmente sono andata a cozzare lungo il mio cammino.

Ad un certo punto della mia vita, però, è arrivato il momento della grande depressione: tutto ciò che era stato fino ad allora mi sembrava inutile e mi sentivo scarica, delusa, vinta e anche troppo vecchia per ricomincare daccapo. A questo sentire, si accompagnava la rabbia che mi veniva dal pensiero di essermi prodigata per tanti anni senza ottenere nulla in cambio e la conseguente tentazione di autoescludermi, non dare più nulla, se non lo stretto necessario richiesto dai ruoli che comunque svolgevo e svolgo nei principali contesti di vita. È stato in quel momento buio che una parte di me ha cominciato ad accorgersi che qualcosa di molto spiacevole stava accadendo nel mio intimo, che una coltre pesante era scesa sulla mia esistenza facendomi perdere energie, speranze, entusiasmo, e con essi la voglia di vivere in maniera attiva.

Questa parte mi ha fatto dire ad un certo punto: “MI RENDO CONTO” e mi ha come risvegliata da un sogno o da un incantesimo, mi ha ridato nuova energia per intraprendere un nuovo, appassionante viaggio questa volta dentro me stessa, alla scoperta di bisogni, pulsioni, pensieri, immaginazioni relegati in angoli bui della mia psiche. Ho cominciato, come è nel mio stile, questo viaggio da molto lontano, iscrivendomi alla facoltà di psicologia. Poi, come succede nella vita quando le situazioni e il tempo sono ormai maturi, poiché il mio vero intento non era tanto quello di accumulare nuove conoscenze quanto quello di trovare una via d’uscita alle mie insoddisfazioni, ho incontrato sul mio cammino la psicosintesi di Roberto Assagioli* e ho cominciato a studiarla ma soprattutto a praticare un percorso di formazione ed autoformazione.

Iniziare questo viaggio all’interno di me stessa è stata ed è ancora l’impresa più affascinante ed eroica che ho finora vissuto. Perchè ci vuole coraggio e determinazione a guardarsi dentro, a scoprirsi molteplici laddove pensiamo di essere uno, a scoprire che le miserie che vediamo fuori sono tutte anche dentro di noi. “Un primo esame del nostro animo ci rivela un caos pauroso: scorgiamo un miscuglio di elementi eterogenei, un avvicendarsi di sentimenti contradditori, un cozzare tumultuoso di impulsi contrastanti. Scopriamo debolezze, miserie e colpe che la nostra superficialità ci lasciava prima ignorare. E i nostri primi e inesperti tentativi di mettere un po’ d’ordine in quel caos riescono vani: cerchiamo di arrestare con la meditazione i pensieri che ci assillano, ma la mente non ci obbedisce e continua la sua corsa sfrenata; vogliamo uccidere le nostre passioni, ma esse sfuggono alla nostra presa e reagiscono con irruzioni violente e con guerriglie estenuanti. Però questa prima rivelazione non deve atterrirci né scoraggiarci. Approfondendo l’esame del nostro animo vi scopriamo infatti anche ricchezze, luci ed energie latenti che attendono di essere valorizzate; comprendiamo come anche le forze inferiori passionali che ci insidiano e ci fanno cadere possano venire disciplinate e trasformate in modo da servire a scopi superiori, e che in ogni male vi è un germe di bene da sviluppare…Così scopriamo un mondo interno da esplorare e da conquistare, un mondo vasto, ricco e affascinante assai più di quello esterno. Tutto un ampio lavoro da compiere: un’opera di conoscenza, di riordinamento, di progresso e di rigenerazione. E sentiamo quanti benefici ne possono derivare a noi e agli altri: il sollievo della liberazione da tante servitù morali, la bellezza delle nuove armonie, le sante gioie dell’ascesa alle sfere della pace e dell’amore spirituale, un insospettato potere di risvegliare e sorreggere le altre anime – e poi ancora più intime e misteriose rivelazioni…” [Roberto Assagioli].

In questo viaggio che è partito dalla esplorazione del mio “inferno” privato, del mio inconscio, ho scoperto che non esistono energie buone o cattive, ma energie interiori da contattare e da fare evolvere e che questo è possibile adottando un atteggiamento inclusivo verso le nostre parti “peggiori”, quelle che abbiamo cercato per tanto tempo di tenere a bada con la rimozione e la repressione. L’effetto di tutto questo lavorio sarà inevitabilmente l’espansione di coscienza e la sua trasformazione: da questo, ne deriverà sicuramente la trasformazione di tutta la personalità. Per entrare col piede giusto in questo mondo inconscio, dobbiamo entrarci da ospiti, non da conquistatori: renderci conto, prendere atto di ciò che c’è senza giudizi e arzigogolate argomentazioni, senza nessuna pretesa di controllo: “Rendersi conto” è la vera esperienza dell’empatia. Non va aggiunto mi rendo conto di… o che… È: “mi rendo conto!”. Significa: rendo conto al mio Se di quanto sto percependo,e mi metto in sintonia con le istanze più intime. E’ l’empatia per eccellenza! Presuppone l’esserci. C’è un “Soggetto” che si rende conto”. [A. G. Tallerini*). E attraverso le ripetute esperienze di semplice presa d’atto, di sospensione del giudizio nell’ osservazione del mondo interno, si sviluppa quella parte di noi stessi che si chiama in mille modi in varie tradizioni anche religiose o filosofiche: autocoscienza, l’IO osservatore, l’IO testimone… e ci si comincia a rendersi conto che questa parte di noi stessi non ha età, non tollera falsi moralismi, non ha neanche i confini nel nostro corpo. Essa ci apre a dimensioni ulteriori di vita, a campi sconfinati di energie e di possibilità di azione anche in questo mondo visibile in quanto strettamente collegata alla Volontà, un termine ormai desueto e molto, molto frainteso.

“L’Io e la Volontà hanno due polarità, una appetitiva e una cedevole. Appetitiva significa “voglio per me, mangio, mi nutro, prendo dal mondo esterno”, rispetto alla parte più profonda, femminile della cedevolezza. La cedevolezza non è abbandono del campo, ma è potere sulla realtà. Includo il massimo che posso includere nell’elasticità e la plasticità che attribuiscono al mio essere. Però non rinuncio all’aspetto del nutrimento. Ho necessità di mettere energie dentro da devolvere poi all’esterno. Perché solo se compenso un bisogno nutritivo ho energia da donare!
Ecco l’aspetto cedevole da dove viene, da una grande tranquillità.
L’immagine che davo dell’amore tanti anni fa, era di un grande serbatoio al centro di un campo di grano che faceva defluire l’acqua, e irrigava tutto il campo e non diminuiva mai di livello perché alimentato dall’alto. [A. G. Tallerini].

Questo viaggio interiore e la scoperta che tutto, nella nostra esistenza, dipende solo ed esclusivamente da noi stessi, anche il rinnovamento che vorremmo vedere fuori, viene egregiamente descritto da Giovanni De Gregorio nel suo sorprendente libro: “…Ed io ti cercai” ed. Youcanprint.
Il libro, una sorta di romanzo di formazione, ha la velocità e lo stile di una sceneggiatura cinematografica ed è pieno di colpi di scena, inaspettati suggerimenti e risposte alle nostre domande esistenziali. Questo libro ci avvicina, con un linguaggio semplice, accessibile ed adatto ai tempi al pensiero e soprattutto alla pratica della psicosintesi. Un vero dono, insomma, per chi voglia intraprendere un percorso di ricerca circa la fonte autentica del benessere, della speranza, della gioia e della pienezza di vita. A qualunque età…”

*Roberto Assagioli (Venezia,7 febbraio 1888 – Capolona, 23 agosto 1974), psichiatra, fondatore della Psicosintesi, è considerato una delle menti più eclettiche e libere della psicologia italiana.

  • *Antonio G. Tallerini (Formia 1952 – Formia 2010) psichiatra, fu allievo di Roberto Assagioli.

***Giovanni de Gregorio, psicologo e psicoterapeuta di formazione psicosintetica, è stato allievo di A. Tallerini. Autore del libro “..Ed io ti cercai” ed youcanprint. èl’ideatore di “Sintetizzando”, un Blog che si propone di aiutare a conoscere, gestire e trasformare il proprio mondo interiore [www.sintetizzando.it]


Sull'autore

Sono Giovanni De Gregorio, ideatore di "Sintetizzando": il Blog che ti aiuta a conoscere, gestire e trasformare il tuo mondo interiore. Qui troverai esempi pratici e materiale multimendiale che ti aiuterà a diventare più padrone di te! Sito personale: http://www.giovannidegregorio.it/



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